Cortile d'onore
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01 - Cortile d'onore
Percorrendo corso Monforte da Piazza San Babila, quasi alla fine, si erge sul lato sinistro della via – dopo Palazzo Diotti (sede della Prefettura) – l’antico Palazzo Isimbardi, ora sede storica della Provincia di Milano. Possiamo osservare la facciata dell’edificio nella sua veste attuale, realizzata nel 1888 dall’architetto Emilio Alemagna.Varcando il portone, al civico numero 35, si accede al cortile d’onore di Palazzo Isimbardi. Questo ingresso “antico” è aperto solo in particolari circostanze: quando vi è una seduta del Consiglio provinciale, un’esposizione d’arte o un’apertura straordinaria al pubblico dello storico edificio. Normalmente invece si accede al cortile d’onore entrando da Via Vivaio 1, attraversando il cortile degli uffici ed un passaggio ornato da panoplie guerresche del Settecento. Si tratta dell’antico cortile del palazzo dei conti Taverna. La corte quadra è costituita da un loggiato ad archi a tutto sesto retti da monoliti di serizzo con capitelli in stile dorico. Il sottoportico è caratterizzato dalla presenza di volte a crociera – inserite alla fine settecento su una soffittatura preesistente a cassettoni lignei – sorrente agli angoli del cortile da caratteristiche colonne quadrate. La pavimentazione in cotto a spina di pesce è quella originale cinquecentesca, arricchita da quadrelli in marmo rosa di Candoglia, lo stesso usato per la costruzione del Duomo di Milano; al centro era anticamente collocata una vera da pozzo in marmo – ora perduta - che consentiva di attingere ad una vena d’acqua sorgiva. Nella parte orientale del loggiato sono state inseriti antichi stemmi ed imprese, prevalentemente d’epoca viscontea, reperite nel palazzo e già secoli or sono conservate come cimeli. Gli affreschi situati sotto il loggiato della parte nord del cortile, risalgono anch’essi all’epoca dei conti Taverna e presentano decorazioni a festoni e grottesche. All’angolo nord/ovest del portico – dove dal cinquecento si trovava l’ingresso dello scalone d’onore che portava al primo piano dell’edificio - è affissa una targa che commemora i dipendenti dell’Amministrazione provinciale caduti nelle due guerre mondiali. All’angolo sud/ovest del cortile si trova la statua novecentesca simboleggiante la Maternità, opera dello scultore Ivo Soli mentre una scultura raffigurante S.Ambrogio – opera moderna dello scultore Pulcini – è collocata a sud-est del cortile. Tutta questa parte del Palazzo venne restaurata nel corso del primo intervento operato dall’Amministrazione provinciale: nel 1940 alcuni lavori di scavo portarono alla scoperta dell’antica pavimentazione – nascosta alla fine del Settecento da uno spesso strato di ciotoli di fiume disposti a piano inclinato - così come tornarono alla luce pitture e decorazioni cinquecentesche, anche del piano nobile, il cui restauro fu affidato ad Archimede Albertazzi. Nel 2004, sotto la direzione dell’Architetto Luca Volpatti e con l’approvazione della Soprintendenza al Beni Architettonici ed Ambientali, è stato eseguito un consistente intervento di restauro che ha coinvolto le facciate del piano nobile (pulitura e fissatura con speciali vernici del lato nord – già visibile – e rendendo visibili le sinopie della decorazione architettonica che decorava gli altri tre lati: false colonne con capitelli in stile ionico, lesene e mensole dipinte con la tecnica teatrale detta del “trompe d’oil”, disegnate da Archimede Albertazzi nel 1940, sulle tracce della decorazione cinquecentesca, presenti in più punti. Il restauro ha interessato anche gli affreschi del sottoportico, tutte le colonne di serizzo ed alcuni antichi stemmi araldici. Sono inoltre stati sostituiti tutti gli infissi delle finestre che danno sull’antica corte, conservando lo stile preesistente.
Un altro intervento riguarderà invece la pavimentazione cinquecentesca il cui restauro ricondurrà compiutamente all’antico splendore.
