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PERCHE' VIA DOLOROSA?
La nostra presenza in città si è fatta più chiara con PAUSE, un brand che identifica eventi speciali che non si riescono a spiegare se non in termini d’interruzioni nella scena della cultura, che obbligano ad un’apertura totalmente nuova. Non ci interessa la scorza, la contaminazione, preferiamo far specchiare i volti delle persone,creando stupore dalla corrispondenza delle arti.
In questo panorama l’intervento di Mark Wallinger assume il peso di una PAUSE storica, dal momento che non si propone come gesto di riflessione sull’arte sacra, momentaneo, accessorio, accademico e alle volte semplicemente tollerato all’ establishment . Non si tratta neppure di un’allestimento museale, come potrebbe essere l’importante mostra "Corpus Christi" (2004) alla Deichtorhallen di Amburgo o la recente installazione di Rebecca Horn a Saint Paul Cathedral di Londra.
È qualcosa di radicalmente diverso: una possibilità per l’arte di essere presente in uno spazio pubblico, un "atto di fede" nelle potenzialità della videoarte all’interno di un luogo tradizionale - non solo per i caratteri dell’edificio ma anche per l’immaginario collettivo. Proprio questo ambiente, che vive sulla memoria del passato, si è mostrato artisticamente congeniale e proclive - nella persona del suo Arciprete - ad accogliere un segno vertiginosamente sporto verso il futuro, un segno che non corrisponde esattamente al "bisogno" figurativo di una catechesi dogmatica, ma alla domanda dubbiosa del viandante del Terzo Millennio che entrando in Duomo guarda la realtà con gli occhiali scuri.
Stefania Morellato Art ache
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