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Architetture del '900: Cascina Bandeggiata a Trezzo sull'Adda

trezzo s/A, Cascina Bandeggiata - foto Archivio dello SpazioNel territorio di Trezzo, fra l’alta pianura asciutta e le rive boscose dell’Adda, si colloca il più vasto parco del Milanese dopo quello di Monza. E’ la tenuta Castelbarco, nota anche come” Il Monasterolo” perché antico insediamento dei monaci vallombrosani. Il complesso insediativo - studiato per le sue bizzarre architetture e per i giardini - comprende a margine una cascina che rappresenta probabilmente l’ultimo segno della grandeur degli antichi proprietari.

Nel luogo ove sorgeva una tradizionale cascina lombarda  e che portava nel nome il ricordo dell’antica “bandita” (riserva) di caccia, il conte Quintavalle - appassionato cavallerizzo degli anni della belle epoque - volle edificare una fattoria “all’inglese” prevalentemente destinata al servizio della vasta scuderia. Lo stile della costruzione rurale richiama dunque le farms delle campagne dell’Inghilterra meridionale, con tetti spioventi, alte finestre goticheggianti, travi a vista che scandiscono gli spazi delle facciate, con alternanza di mattoni e conci in più nostrano ceppo dell’Adda. A lato i maneggi per l’allenamento quotidiano dei cavalli e un vasto trotter per le corse in calessino. Ma poiché il conte ebbe - negli AnniVenti - l’ambizione di lanciare in Lombardia lo sport della caccia alla volpe, la cascina fu dotata anche di una vasta sala padronale per i brindisi rituali, con un enorme camino e decorazioni inneggianti all’arte venatoria.

Manca invece la tradizionale edicola religiosa o cappelletta tanto cara ai contadini lombardi, i quali dovevano vedere con qualche perplessità questa vasta cascina che accampa la scritta ciceroniana “Nessuna cosa è migliore e più dolce per un uomo libero dell’agricoltura”, lì dove rincasavano la sera, con la schiena rotta, a nutrire i cavalli con biade  ben più ricche che la loro quotidiana polenta.