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Metropoli
Architetture del '900: Cusano Milanino, la città eclettica
Negli stessi anni - a cavallo fra Otto e Novecento - in cui il genio visionario di Gaudì attingeva a piene mani alle forme e ai materiali più vari per dar concretezza alle sue fantasie, uno stuolo di geometri, capimastri e artigiani brianzoli dava vita a un insediamento che avrebbe destato stupore anche nel grande architetto catalano.
Tra il 1909 e il 1923 nelle brughiere di Cusano si andava modellando un esperimento urbanistico che traeva la sua forza organizzativa dal pensiero di Luigi Buffoli - il pioniere dell’edilizia cooperativa - e le sue sostanze dai risparmi di una piccola borghesia mercantile, artigiana e impiegatizia della Brianza…quanto di più lontano, si direbbe, dall’audacia creativa. E invece proprio questo ceto medio investì -e con quanta lungimiranza!- per costruire decine e decine di villette, una diversa dall’altra, che costituirono il più eclettico dei villaggi d’Italia: Milanino.
Solo alla lontana parente delle monotone garden-town inglesi, Milanino rappresenta il più straordinario repertorio di forme e soprattutto di utilizzo di materiali: conglomerati, arenarie, graniti, tutti di provenienza lombarda come la breccia di Urago o il marmo di Musso. Alle pietre naturali i fantasiosi artigiani affiancarono piastrelle policrome, vetri colorati, ferri battuti, rame e bronzo in accostamenti spesso arditi. I modelli riconoscibili passano dal cottage britannico allo chalet alpino, dal maniero fiorentino al palazzotto gotico; ma in alcuni casi le ibridazioni sono tante da non permettere alcuna definizione.
Gadda lo trovò: stile “minestronico”. Le villette di Milanino parlano tutti i linguaggi architettonici del mondo allora conosciuto, ma tutte con un sano accento nostrano, quello degli anonimi maister che con perizia e forse un po’ di divertimento si applicarono all’arte del costruire.