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Metropoli
Architetture del '900: Metanopoli a San Donato
Solo una forte volontà creativa e imprenditoriale come quella di Enrico Mattei poteva dar vita ad un grande insediamento intitolato - con un termine di gusto futurista - agli idrocarburi.
A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, là dove risaie e marcite davano alle campagne della Bassa la loro luce orizzontale, si eressero palazzi di vetro e metallo a riverberare l’ambizione di una città ideale dove tutte le componenti dell’azienda potessero coesistere in armonia. Il fattore estetico doveva essere funzionale al progetto quanto quello utilitaristico: abitazioni, servizi, uffici purché belli!
Furono chiamati prestigiosi architetti e lo studio Bacigalupo-Ratti diede nei palazzi di Metanopoli il meglio di sé, aggiudicandosi per quelle opere premi e riconoscimenti internazionali.
Ma la perla della company town (città aziendale) milanese fu la chiesa di Santa Barbara, patrona dei minatori. Disegnata dall’architetto Mario Bacciocchi con espliciti richiami al duomo di Mantova e al gotico lombardo, essa è senza dubbio tra più riusciti edifici di culto del Novecento italiano, per il richiamo armonioso alle tradizioni locali e la perfetta integrazione con l’assoluta modernità dei palazzi circostanti. Autentica opera d’arte, si fregia di un portale bronzeo dei fratelli Pomodoro e di un soffitto ligneo di Cascella.
A una nuova filosofia aziendale si ispira invece il più recente “Quartiere degli Affari” edificato tra gli anni Ottanta e Novanta su progetto del giapponese Kenzo Tange che ha saputo declinare felicemente le forme dei suoi predecessori italiani senza discostarsene troppo, ma con giardini cintati, anziché aperti al sociale come nella Metanopoli dell’utopia di Mattei. Entrambe le zone comunque all’insegna del gusto e dell’armonia, a differenza di altre grandi imprese edificatorie che andarono poi circondando la Milano di quei decenni volti solo al profitto.