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Architetture fortificate: Castello Borromeo a Peschiera Borromeo

Peschiera Borromeo: Castello Borromeo. Foto di Gianni Maffi, Archivio Oltre MilanoNel 1432, sul sito di in monastero agostiniano, il banchiere Vitaliano Borromeo otteneva dal duca Filippo Maria Visconti il permesso di edificare una residenza castellana con baluardi, fossato e torri.
Alla fine del Medioevo dunque, una famiglia che stava nobilitandosi doveva - più per status symbol che per reali motivi difensivi - dotarsi di un “castello” che tale appariva in tutte le sue forme architettoniche, ma che dell’antica funzione di fortezza non aveva più nulla.
Oggi ammiriamo l’alta torre d’avvistamento sopra l’ingresso meridionale e i quattro torrioni troncoconici immersi nelle acque del fossato e le belle mura finestrate, tutto nel luminoso mattone che spicca sul verde della campagna irrigua: ma lì intorno probabilmente non fu mai scagliato un dardo né vi fu mai posto un assedio.
Qualche decennio dopo, i Borromeo, come le altre famiglie eminenti del Milanese, avrebbero edificato sontuose ville quale segno del loro prestigio sociale, dimenticando il primigenio castello di Peschiera. L’edificazione di tali numerose ville di famiglia comportò, paradossalmente, che il vecchio luogo di rappresentanza della stirpe dei Borromeo continuasse a mantenere fattezze di castello turrito, anche se ormai passate di moda.
Esso - abbellito nel corso del Cinquecento - poté conservare sostanzialmente le sue fattezze di maniero, sorto in un’epoca in cui la funzione militare del castello era ormai in declino, senza subire significative modifiche e restando in proprietà alla famiglia con una continuità di sei secoli.
Così questo pacifico fortilizio conservò - a differenza di altri - l‘aspetto originario senza grandi stravolgimenti della struttura esterna.