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Architetture del '900: Ospedale Sant'Erasmo di Legnano
Dopo la Prima guerra mondiale, il pensiero architettonico lombardo era pervaso dalle suggestioni del Futurismo: tra esse il radicale rifiuto di quel linguaggio espressivo di provenienza nord europea genericamente definito “stile Liberty”. Poiché tale stile trovava la sua ascendenza nel gotico fiammeggiante, ovvero in un gusto non italiano, ma di importazione, la prima opposizione agli eccessi decorativi si formalizzò con la riscoperta dello stile “italianissimo” che storicamente nel Medioevo si contrapponeva al gotico: il romanico. Avvenne così negli Anni Venti che paradossalmente il pensiero futurista finisse col fare delle scelte estetiche apparentemente “passatiste”.
E’ il caso emblematico del rifacimento dell’antica chiesa di Sant’Erasmo nel complesso ospedaliero che intorno al 1925 si andava rinnovando in Legnano. Le forme proprie del romanico lombardo, austere, lineari , composte di moduli quadrati e di archi a tutto sesto parvero non a torto prestarsi meglio alle esigenze funzionali di un luogo di cura che faceva proprie le nuove cognizioni sanitarie in materia di igiene.
In poche parole , là dove prevalgono le linee semplici è più facile tenere pulito e lavorare meglio, soprattutto in caso di urgenza, come gli ospedali militari avevano insegnato. Inoltre il romanico lombardo, sotto gli occhi di tutti, aveva da sempre utilizzato il mattone come modulo edificatorio di base, e la pietra granitica per gli angoli e gli elementi portanti. Niente fronzoli, linee essenziali, uso del mattone: il linguaggio proprio del razionalismo del decennio successivo eccolo già in nuce nell’ospedale legnanese e nella chiesa di S. Erasmo, al cui interno Gersam e Antonio Turri hanno lasciato tra le più significative opere pittoriche del Novecento lombardo.