» Vai al contenuto


Torna alla home page del Portale della Provincia di Milano  Torna alla home page di Cultura

Navigazione



 

Metropoli

| altro |

Architetture del '900: Teatro Lirico di Magenta

Magenta, ingresso del Teatro Lirico - foto ProLoco Magenta Vi sono edifici che rappresentano nella storia dell’architettura il paradigma di un‘epoca: per il Novecento milanese il Teatro lirico di Magenta può essere considerato esemplare nella sua centenaria esistenza che copre esattamente il XX secolo.

Inaugurato nel 1904, era stato eretto in poco più di un anno di lavoro sotto la direzione del progettista, l’architetto Menni. In pieno gusto francese,  il teatro  venne decorato all’interno da uno dei più quotati pittori - decoratori dell’epoca, vero epigono dell’arte del trompe-l'œil di ascendenza tiepolesca: il cremonese Giacomo Campi. Il gran lucernario in vetro e ferro della volta interna risulta avvolto da un ciclo pittorico con le allegorie delle arti che rendono omaggio al Progresso, illuminato dalla luce che scende dall’alto. In questo programma ideologico trovano posto, accanto ai Grandi della cultura italiana, anche figure locali come il burattinaio magentino Lampugnani che portava nelle piazze la propaganda risorgimentale al popolino incolto, sotto i baffi della polizia austriaca!

Come tanti luoghi di spettacolo in Italia il teatro di Magenta attraversò le varie crisi del secolo: la riconversione in cinema degli anni Trenta, la concorrenza di sale più moderne, la difficoltà di sostenere un cartellone di qualità nel mutare dei gusti del Dopoguerra…Ristrutturato una cinquantina d’anni fa e poi nuovamente chiuso, l’ormai storico “Teatro Sociale Lirico e Drammatico” è tornato all’antica destinazione d’uso con i restauri compiuti a fine secolo dagli architetti Sgarella e Piantato che hanno disegnato l’elegante ingresso in stile neo-razionalista con ampio uso del mattone clinker. Le scene che ospitarono cantanti del calibro di Tamagno tornano ora ad offrire una programmazione seconda solo a quella della Scala, sotto l’aulico dipinto di primo Novecento che racconta dell’ospitalità offerta dai Magentini ad Arrigo VII nel lontano 1310.