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Architetture del '900: Via Passerini a Monza

Monza, ex Casa GIL in Via Passerini - foto Archivio dello SpazioVi è un angolo nella città di Monza ove pare di essere a Roma. E non perché il capoluogo brianteo possa vantare ruderi imperiali, ma perché alla fine degli anni Trenta anche questa città fu investita dalla corrente architettonica che nell’ EUR e nei quartieri “coloniali” di Roma trovò - fra 1935 è il ’41-  la sua massima realizzazione.

Il razionalismo in architettura fu di fatto uno stile che pervase tutto il mondo occidentale, ma in Italia il regime fascista lo fece proprio, così che le costruzioni pubbliche dell’epoca (municipi, case del fascio, torri littorie ecc.) adottarono le sobrie linee edificative di quel pensiero architettonico che aveva proclamato: “ogni ornamento è un crimine”.

La costruzione più significativa della strada monzese, emblema del rinnovamento edilizio di quel decennio, è dunque la Casa della Gioventù Italiana del Littorio, sede del circolo giovanile ricreativo che nelle intenzioni del regime si sarebbe dovuto sostituire agli oratori cattolici. Le forme severe non rendono la costruzione molto dissimile da una piccola caserma o da una scuola progettate in quegli stessi anni. Il materiale usato è quello della Roma neo-imperiale: travertino, marmi politi, mattone clinker e cemento. Da questo edificio-guida, tutta la via Passerini si conformò allo stile razionalista, con stabili civili e d’abitazione nei quali l’impronta stilistica dà il meglio di sé: appartamenti luminosi, ben areati, pensati per una vita agiata e igienica, con ampie cucine e servizi dove le “modernità” idrauliche ed elettriche (furono le prime case monzesi con ascensore!) concorrevano a celebrare  la nuova era in atto. Sicuramente il lascito più positivo di quel periodo.