La
storia della grassa (nel gergo agricolo significa
fertile) piana agricola a sud di Milano s'interseca
con la lenta, sistemica e costante opera
di adattamento realizzata dall'uomo per soddisfare
le proprie esigenze. Ricca d'acqua e ben
distesa la grande pianura del sud milanese
aveva un destino quasi certo: divenire un
vasto coltivo percorso da colatori, canali
e macchine agricole.
Ben presto l'uomo si accorse che il fieno
per le vacche cresceva forte e abbondante
tra le siepi e i filari dei campi padani.
L'agricoltore s'impadronì di questa
parte del territorio e ne fece una delle
aree agricole più fertili del mondo.
Nell'opera di trasformazione del territorio
i monaci cistercensi presenti nella bassa
milanese con le loro abbazie e con il loro
imperativo di lavoro e preghiera svolsero
un ruolo fondamentale.
Attraverso la grandiosa
strategia di canalizzazione delle campagne,
di realizzazione delle "marcite" (prati
sui quali scorre l'acqua tutto l'anno permettendo
una crescita rigogliosa delle erbe da foraggio)
e di utilizzo delle acque di falda dei fontanili
i monaci resero quest'area unica dal punto
di vista agricolo. Ancora oggi l'opera secolare
di trasformazione idraulico-agraria caratterizza
queste campagne ed è una testimonianza
della storia del territorio.
La rete di marcite e fontanili, un tempo
fittissima, lentamente si è disgregata.
Le tecniche dell'agricoltura moderna hanno
privilegiato i metodi di coltivazione a maggiore
produttività e minor dispendio di
manodopera: la gestione delle risorgive e
delle scoline dei prati a marcitoio (le marcite) è risultata
troppo impegnativa ed onerosa se confrontata
con le rese che si ottengono con gli insilati
(foraggi per gli animali ottenuti attraverso
un processo di fermentazione del mais e
di altri cereali). Per questo il Parco
propone
agli agricoltori degli incentivi per il
mantenimento delle marcite.
Le cascine (tradizionali lombarde a corte
quadrata) e i luoghi della civiltà contadina
individuati propongono uno scorcio sulle
caratteristiche dell'agricoltura del Parco
Sud.
Nel Parco ci sono 1.400 aziende agricole
nelle quali sono impiegate circa 4.000
unità lavorative.
L'area del parco si caratterizza come una
delle zone di agricoltura più intensiva
del territorio nazionale.
L'allevamento di bovini e suini è l'attività principale
(in termini di reddito prodotto) con 305
allevamenti ed un'area utilizzata pari
al 30% dei territori agricoli del Parco.
La coltura più diffusa e caratteristica
dell'area è quella dei cereali (43%
del territorio agricolo) a cui seguono
il riso (22%) ed il prato (16%). Sono presenti
con percentuali minori il girasole, la
soia,
le orticole, le marcite, le floricole,
i vivai, i pioppeti e le aree boscate.
La salvaguardia e la qualificazione delle
attività agro-silvo-colturali è una
delle principali chiavi di lettura del
Parco. E' per questo che troviamo tra gli
obiettivi
del parco l'adozione di "misure ed
iniziative volte a sostenere la progressiva
riduzione
dell'impatto ambientale dell'attività agricola,
indirizzandola verso pratiche agronomiche
più compatibili con la salvaguardia
dell'ambiente", quali l'agricoltura
biologica.
L'elenco che segue fornisce informazioni
su alcune cascine e strutture visitabili.
Sono state segnalate perchè fruibili
e significative. Questo elenco non va
considerato esaustivo
Tra le più di mille cascine del Parco
certamente esistono altre preziose testimonianze
della civiltà contadina aperte
all'incontro con i ragazzi: chiediamo
anche ai fruitori
di questo manuale di segnalare al Parco
altre presenze significative in quest'ottica.
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